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IL NAPOLI, 23 giugno 2007
Non è che non mi piaccia la comicità al cinema ma l'umorismo che faccio in televisione è basato sul trasformismo e sul paradosso e deve essere necessariamente sopra le righe. Ma il tutto dura tre minuti; al cinema i tempi sono diversi, il linguaggio è differente e se riproponessi quei personaggi sullo schermo risulterebbero poco credibili e scarsamente plausibili. Sono una spettatrice onnivora e mi nutro delle commedie americane come a film di fantascienza come Guerre Stellari. Il mio film preferito è però Risate di gioia di Monicelli, con Totò ed Anna Magnani, dove erano mescolati il comico ed il tragico e narrava di due attori spiantati che cercavano, in qualche modo, di sbarcare il lunario. In quel film si ride delle disgrazie che possono capitare a tutti. Credo che il cinema non possa essere solo semplice intrattenimento e che il suo compito debba essere quello di creare un varco per poter comunicare qualcosa allo spettatore, per aiutarlo a riflettere, coniugando con semplicità, comicità e dramma.
ROMA\ aise\ - Torna per il quinto anno a Roma "Più Libri, più liberi", la Fiera della piccola e media editoria, che dal 7 al 10 dicembre accoglierà al Palazzo dei Congressi dell’Eur 389 case editrici, oltre 200 tra incontri, presentazioni, dibattiti, cui parteciperanno decine di autori, studiosi e personaggi rappresentativi del mondo del libro in Italia e nel mondo, ma soprattutto una mostra-mercato di oltre 50mila libri, di ogni genere e per tutti i gusti: questa è "Più libri più liberi".
Innumerevoli gli appuntamenti e tante le novità della manifestazione organizzata dall’Associazione Italiana Editori, assieme al Comune di Roma, con il pieno sostegno della Provincia di Roma e della Regione Lazio e con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, cui si aggiunge quest’anno la Camera di Commercio di Roma. Completano la squadra l’Istituzione biblioteche di Roma, l’azienda dei trasporti capitolina Atac, e Radio 3 Fahrenheit.
Infiniti e liberi percorsi da esplorare scegliendo come guida il tema, il genere, o semplicemente lasciandosi guidare dall'istinto del lettore. Approcci diversi e personali che si affiancano alle proposte degli incontri "professionali", convegni particolarmente legati agli interessi di operatori e addetti ai lavori, incentrati sui mestieri del produrre, vendere, diffondere il libro e la sua lettura. Per i più giovani, bambini e ragazzi, un articolato, apposito programma di laboratori, animazioni, letture e spettacoli.
L'eclettico programma della Fiera, presentato il 9 novembre scorso al Tempio di Adriano, prevede dibattiti e incontri con scrittori di culto come Alessandro Baricco, il romanziere di Seattle Charles D’Ambrosio e il premio Strega Ugo Riccarelli, che discuterà di narrativa con Walter Veltroni e Paolo Di Paolo. Si parlerà di poesia con Corrado Calabrò e Maria Luisa Spaziani, per poi allargare i confini con il Premio Nobel per la letteratura nigeriano Wole Soyinka e ancora autori affermati come Benedetta Craveri, Melania Mazzucco e Carmine Abbate. Spazio al giallo-noir che, nell'incontro con Elisabetta Mondello, Giulio Leoni, Maurizio Testa e Claudio Messina, rivendica il suo valore di letteratura a tutti gli effetti emancipandosi dall'appellativo di "narrativa di genere". Si parlerà anche di attualità con alcuni giornalisti coordinati da Andrea Purgatori e Carlo Freccero. Tra i rappresentanti del cinema e dello spettacolo il regista Marco Tullio Giordana, l'attore Giuseppe Cederna, i comici Giobbe Covatta, Dario Cassini e Paola Cortellesi. Non mancheranno le sorprese: tra queste l'atterraggio al Palazzo dell’Eur dell'astronauta Umberto Guidoni.
Ma "Più libri, più liberi" non dimentica di sperimentare e punta a superare i confini, geografici così come comunicativi. Accanto ai libri a disposizione del pubblico ecco allora, per la prima volta, lo SpazioBlog, in cui si discuterà di nuovi media e delle interazioni con l’editoria.
Anche quest'anno "Più libri, più liberi" accoglierà i più piccoli nello Spazio Ragazzi, a cura di Biblioteche di Roma, dove, tra letture e fiabe, il libro si trasfigura in gioco e rappresentazione, come nella mostra-evento "Gocce di voce", organizzata per Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma.
Sempre maggiore la presenza straniera in Fiera, con iniziative delle Ambasciate culturali straniere del Québec, della Francia e dell’Ungheria. Un'iniziativa che si affianca all’incontro e allo scambio di diritti tra editori italiani e stranieri, in particolare, francesi, tedeschi, olandesi e portoghesi, possibile grazie alla collaborazione tra Associazione Italiana Editori e Istituto nazionale per il Commercio Estero.
Insomma, pagine da sfogliare e da vivere: ecco cosa si nasconde dietro la quattro giorni di "Più libri più liberi", per scoprire le nuove frontiere del libro, dall’evento al blog, chiamando a raccolta un popolo di lettori che cresce in sintonia con l'espansione incontenibile del libro-libero.
Sul palco da sola alle prese con sei personaggi diversi. Una prova d'attore impegnativa per Paola Cortellesi che con "Gli ultimi saranno gli ultimi", in tour da due anni, conquista pubblico (con un sold out dietro l'altro) e critica. Ironia con un pizzico di amarezza per raccontare il precariato. "E' la storia degli ultimi, - dice l'attrice - di quelli che non hanno una vita ordinaria. La piéce è ispirata alla vicenda di una mia amica".
La vicenda ruota attorno ad una “nottataccia” in cui si incrociano i destini di uomini e donne distanti tra loro: una fredda dirigente d’azienda piegata alle leggi di mercato, un’ingenua poliziotta di provincia, un transessuale sarcastico e disilluso, un guardiano notturno pensionabile e trasandato, una saggia donna delle pulizie fissata con le canzonette ma soprattutto Luciana, operaia incinta al settimo mese a cui non viene rinnovato il contratto di lavoro, disperata ma decisa a difendere il suo diritto alla maternità.
A quale personaggio è più legata?
Alla donna delle pulizie, che poi è la voce narrante.
Perché affrontare un monologo così impegnativo?
E' un linguaggio nuovo che abbiamo voluto affrontare con l'autore e regista Massimiliano Bruno. Questo esperimento si può far solo a teatro, la gente non si distrae e c'è il silenzio giusto.
Come definirebbe questo spettacolo?
E' una rincorsa. Tutti i personaggi si rincorrono a vicenda con ritmo sostenuto. E' una bella fatica, ma è divertentissimo.
Ma non le è mai capitato di confondere i personaggi?
Ci vuol tantissima concentrazione e poi è un allenamento fisico e mentale. Oramai ad ogni gesto associo una frase. E' chiaro che in sala ci vuol silenzio e capita anche che qualcuno lasci il cellulare acceso... Lì è la fine!
Roma, 9 novembre 2006 - Il popolo dei lettori assidui troverà pagine da sfogliare e da vivere. Il popolo dei lettori saltuari verrà coinvolto e catturato come poche iniziative sul tema riescono a fare. Questa è la promessa di 'Più libri più liberi', la fiera della piccola e media editoria che torna per il quinto anno, dal 7 al 10 dicembre al Palazzo dei Congressi dell'Eur a Roma.
Presenti 389 espositori e previsti oltre 200 tra incontri, presentazioni, dibattiti a cui parteciperanno decine di autori, studiosi e personaggi rappresentativi del mondo del libro. Ma sarà soprattutto una mostra mercato, dove 50mila testi di ogni genere e per tutti i gusti indicheranno i temi attraverso cui esplorare infiniti e liberi percorsi.
Per la narrativa, imperdibile l'appuntamento con il premio Strega Ugo Ricciarelli che incontrerà il sindaco Walter Veltroni insieme a Paolo Di Paolo. E poi ancora Alessandro Baricco, Corrado Calabrò, Melania Mazzucco e Carmine Abbate.
Anche la poesia troverà un suo spazio, attraverso la 'riscoperta di Ungaretti e Caproni' e l'incontro con Maria Luisa Spaziani.
Il giallo e il noir sarà supportato da autori del calibro di Claudio Messina, Maurizio Testa e Giulio Leoni.
Andrea Purgatori e Carlo Freccero saranno alcuni degli ospiti che ragioneranno sull' attualità e sull'informazione, mentre un'attenzione particolare sarà data all' Africa, attraverso gli interventi di Paola Cortellesi e Giobbe Covatta. Inedito lo sguardo al web e ai blog, come nuove forme di diffusione del testo, mentre si ripropone lo spazio ragazzi che interagiranno con la lettura attraverso disegni e fantasiose interpretazioni.
"Dopo aver superato lo scorso anno i 41mila spettatori - ha detto il presidente dell'Associazione Italiana Editori, Federico Motta - la mostra rappresenta un'ulteriore conferma della necessità di una vetrina nazionale dedicata esclusivamente alla produzione della piccola e media editoria". "Gli incontri con gli autori, con grandi scrittrici e giornaliste come Dacia Maraini, Natalia Aspesi, Rossana Rossanda, rappresentano la capacità di rinnovarsi della manifestazione - ha proseguito l'assessore alle Politiche Culturali, Gianni Borgna - Tutto ciò in una fase storica di crisi dell'editoria, dove la piccola e media impresa si trova ad essere una grande risorsa".
E' "mercato e occupazione" anche per Vincenzo Vita, assessore alle politiche culturali della provincia di Roma.
La recente uscita di “A cavallo della tigre” offre l'occasione per un incontro a tutto campo con Paola Cortellesi, la brava attrice romana dal talento multiforme in queste settimane ammirata partner di Gianni Morandi e Lorella Cuccarini in “Uno di noi”. Nel nuovo film di Carlo Mazzacurati, coprodotto da Rai Cinema e distribuito da 01, Paola Cortellesi è una ballerina televisiva, compagna di uno sgangherato rapinatore interpretato da Fabrizio Bentivoglio.
"Questo film di Mazzacurati, liberamente tratto dall’omonima commedia girata da Luigi Comencini nel 1961 ed ambientato ai nostri giorni dal regista e dallo sceneggiatore Franco Bernini, è stato per me un vero dono del cielo", spiega. “A cavallo della tigre” racconta una storia tipica della nostra epoca – continua l’attrice - quella di un maldestro sbruffone che coinvolge in una rapina la sua ragazza, una ballerina scalcinata e svampita, una donna-bambina che diventerà inviata di un programma tv spendendo una fortuna in vestiti e futilità mentre lui sconta la sua pena in galera”. “Il mio personaggio, che per fortuna avrà un risveglio-riscatto finale, somiglia a tante ragazze disperate che inseguono i falsi miti della tv – afferma Paola Cortellesi - la televisione oggi è in gran parte una fabbrica di illusioni e spesso sembra che la gente non distingua più tra la realtà ed il piccolo schermo che la deforma. Nello spettacolo dovrebbe essere valorizzato soltanto chi è preparato e non solo chi è di bell’aspetto”. Ma chi è Paola Cortellesi e perché tutti parlano bene di lei? Esaltata da tempo dalla critica, ora è ammirata non soltanto dalla nicchia dei cultori tv della Gialappa’s band, riuscendo a conquistare anche il pubblico nazional popolare del varietà di Rai Uno del sabato sera in cui irrompe in scena come una imprevedibile mina vagante. Timida, riservata e discreta nella vita, sotto i riflettori Paola si trasforma diventando un “fool” esplosivo. Conduce, canta, balla, suona, recita, imita, sfotte ed ammonisce il suo adorato “Giannimorandi” giocando alla pari con partner ed ospiti superblasonati sfoderando classe, eleganza ed ironia innate e sorprendenti. La risposta al “mistero” Cortellesi è in una dura e salutare gavetta che l’ha portata a costruirsi da subito solide basi per sostenere una vocazione allo spettacolo brillante che sembrava scritta nel suo Dna: grazie ad un talent scout d'eccezione come il maestro Claudio Mattone è stata lei infatti ad incidere, a soli 13 anni, “Cacao Meravigliao", la celebre sigla in portoghese maccheronico dell’arboriano "Indietro tutta" .
"Mi è sempre piaciuto cantare e recitare, ho anche suonato in un gruppo che si chiamava Peccati Originali e a vent’anni cantavo cover nei locali con dei piccoli gruppi rythm’n blues. Poi ho lavorato come corista al Teatro Sistina in “L’uomo che inventò la televisione” con Pippo Baudo e mi sono iscritta alla scuola di teatro di Beatrice Bracco che ha scoperto per caso la mia vena comica”, racconta ancora l'attrice rivendicando con orgoglio la successiva esperienza in palcoscenico con il gruppo Area Teatro, cui ha dato vita a Roma con un regista ed un'autrice suoi ex compagni di corso, Furio Andreotti e Lucilla Lupaioli. E se giudica fondamentale per i tempi comici l'esperienza alla radio dove ha debuttato nell'estate del '97 come conduttrice de "Il programma lo fate voi" con Enrico Vaime (“un maestro impagabile a cui sarò sempre riconoscente”) e con Fabio De Luigi, suo futuro partner nei programmi con la Gialappa’s band, la shgowgirl non nega l’importanza delle prime tappe in tv dove ha iniziato superando un provino con Gianni Boncompagni per "Macao", per arrivare col tempo a “La posta del cuore” con Sabina Guzzanti ed a “Teatro 18” con Serena Dandini, fino alle esibizioni canore ed alle folgoranti caratterizzazioni di "Mai dire gol", “Mai dire domenica” e “Mai dire Grande Fratello” con la Gialappa’s, intervallate con la spericolata conduzione di “Libero” su Raidue ed i primi importanti approcci con il cinema, ad esempio con la commedia “Se fossi in te” di Giulio Manfredonia che le è valsa una candidatura al Nastro d'argento.
E’ soddisfatta dell’esperienza in “Uno di noi” anche se qualcuno giudica troppo limitata la sua presenza?
“Sono stata chiamata per smitizzare e fare da contraltare ironico all’ufficialità, il mio ruolo è quello e lo faccio molto volentieri. Non mi sono mai sentita compressa o limitata, non importa il numero degli interventi ma la loro qualità ed efficacia. Ho sempre fatto programmi che avrei visto volentieri da spettatrice e mi fa piacere che sia stato notato come questo nuovo varietà si riconnetta idealmente al grande show del sabato sera della Rai degli scorsi decenni tipo “Studio Uno””.
Si trova a suo agio con gli altri principali artefici dello show?
“ Sono sempre stata una perfezionista rigorosa ed attenta ai dettagli, in genere scrivo quello che voglio fare e lo condivido con i colleghi perché ho sempre bisogno del confronto e della dialettica con persone di cui mi fido. Anche questa volta mi sento fortunata di essere entrata in una sorta di famiglia artistica che mi apprezza, mi guida e mi protegge: il lavoro è stato molto intenso e serio ma anche molto piacevole fin dalle prime riunioni estive grazie a Gianni ed a Lorella ma anche ad autori di grande talento come Giampiero Solari e Michele Serra. Morandi è un essere meraviglioso, una persona onesta e generosa dall’enorme talento, capace di rimettersi continuamente in gioco. Ma mi trovo molto a mio agio anche con Lorella Cuccarini che ammiro da sempre e che è molto brava e simpatica”.
Come riesce a bilanciare gli impegni in tv con quelli in cinema ed in teatro?
“Non mi interessa trasferire meccanicamente i diversi personaggi creati in tv sullo schermo o in palcoscenico, ho toppo rispetto per i diversi contesti. Al cinema mi commuove e mi diverte la capacità di ritrarre con ironia la miseria umana: la mia attrice preferita è Anna Magnani e il film che prediligo in assoluto è "Risate di gioia" di Mario Monicelli che lei interpretò con Totò raggiungendo con lui vette inarrivabili di umorismo amaro nel ruolo di due perdenti “stratosferici”.
Quali sono i suoi programmi più immediati?
“In attesa dell’uscita prevista nei cinema a gennaio di “Passato prossimo”, la commedia di cui sono protagonista che segna l’esordio nella regia di Maria Sole Tognazzi sto girando in Abruzzo nelle pause delle prove di “Uno di noi” “Il posto dell’anima”, un film di Riccardo Milani con Silvio Orlando, Michele Placido e Claudio Santamaria che racconta la storia di tre operai alle prese con il dramma del licenziamento scritta dal regista con Domenico Starnone. Avendo oggi per fortuna l’opportunità di poter scegliere tra i vari impegni mi fa molto piacere poter tornare a lavorare “in famiglia” con gli amici di Area Teatro e così riprenderò a fine inverno con Claudio Santamaria, nel ruolo di una tremenda arrampicatrice sociale, le repliche in teatro della commedia grottesca “L’iradiddio” di Lucilla Lupaioli diretta da Furio Andreotti”.
Paola Cortellesi porta in scena la storia di un’operaia incinta che si ritrova disoccupata alla vigilia del parto. La disperazione le fa compiere un gesto estremo: irrompe sul posto di lavoro e prende in ostaggio la responsabile del suo licenziamento.
La vicenda si svolge tutta in una notte in cui si incrociano i destini di uomini e donne normalmente distanti tra loro: una fredda dirigente d’azienda piegata alle leggi di mercato, un’ingenua poliziotta di provincia, un transessuale sarcastico e disilluso, un guardiano notturno pensionabile e trasandato, una saggia donna delle pulizie fissata con le canzonette e un bambino che sta per nascere … E la scoppiettante ed eclettica Paola Cortellesi interpreta tutti i protagonisti di questa storia, in un monologo comico, amaro e dissacrante al tempo stesso.
Hanno scritto:
“…è una storia che parla dell'Italia di oggi, come il teatro ha quasi dimenticato; che ci butta in faccia quel misto di cinismo e ingenuità, di violenza vera e di amichevolezza manierista in cui siamo tutti immersi” (Ugo Volli – La Repubblica)
“…c'è un puro slancio controllato e, scommetterei, potrebbe essere un eccellente Fedra di Racine o un Hedda Gabler migliore di quante se ne possano attualmente vedere” (Franco Cordelli – Il Corriere della Sera)
“…è sul suo corpo che si fa la scrittura scenica, prima ancora che sul copione” (Gianni Manzella – Il Manifesto)
“…una passerella compulsiva, il graffio di una storia per niente stra-ordinaria, il monito di come sia diventato facile, ordinario appunto, far scivolare la disperazione nella follia” (Rossella Battisti – L'Unità)
Mai edizione di Miss Italia è stata più travagliata. La rissa Patrizia Mirigliani-Simona Ventura; il nome del conduttore incerto fino all’ultimo; la lite tra Jesolo e Salsomaggiore per aggiudicarsi l’intero pacchetto di bellezza. Tutti contro tutti e soprattutto la ribellione degli artisti di RaiUno che sono stati scartati per dare posto a un «giovane» di Mediaset: Mike Bongiorno. Sarà lui, a condurre le quattro serate di Miss Italia a settembre anche se fino alla fine è stato in ballottaggio con Jerry Scotti, anche lui Mediaset, contattato personalmente da Patrizia Mirigliani. Ma la prima scelta per il concorso di Mirigliani era stato Pippo Baudo.
Dopo il suo rifiuto e l’affaire Ventura è iniziata la telenovelas. Con da una parte Patrizia Mirigliani, decisa a non cedere sulla credibilità del nome, e dall’altra il direttore di rete Fabrizio Del Noce assediato dalle star di casa. Tempi non facili per Del Noce, non solo per la grana del conduttore ma anche per i rapporti sempre meno facili con Patrizia Mirigliani, ormai alla guida del concorso creato dal padre. Difficile l’equilibrio di potere tra la Rai e la Miren, che detiene il format del programma e che vuole rinnovare il concorso senza farlo diventare «altro». Da qui la paura che in mano a Simona Ventura potesse assumere la forma di un reality. A firmare il programma come autore quest’anno sarà Massimo Romeo Piparo che ha riscritto la elezione della più bella d’Italia in chiave musical. Insomma più talento e meno bellezza per le
nuove miss, un talent show, formula che sembra ricalcare gli Amici di Maria De Filippi.
E così si è arrivati a meno di due mesi dalla prima puntata del programma, in concomitanza con il debutto (ieri sera) Miss Italia nel Mondo, condotto da Massimo Giletti e Eleonora Daniele. La loro sembrava dover essere una prova di esame per poi essere promossi a settembre per le quattro dirette su RaiUno. Ma non sembra essere più così visto che l’accordo con Mike è ormai cosa fatta e sembra che anche Fiorello sia della partita, magari in una sola serata, o nella finale. Mike e Fiorello come Totò e Peppino alla corte delle miss.
Un progetto che inizia a convincere anche chi obiettava sull’età del conduttore per paura che il concorso si trasformasse in una succursale di villa Arzilla. Non solo per la certezza che da un nome come Fiorello ma anche perché si sta pensando di affiancare a Mike un nome femminile, magari l’ironica Paola Cortellesi oppure la ex reginetta Cristina Chiabotto (ma sembra difficile che Mediaset conceda un doppio permesso, a lei e a Bongiorno).
Altra alternativa quella di ingaggiare quattro spalle femminili, una per ciascuna serata. Tra i nomi anche quello di Luciana Littizzetto. E, per carità, che non si faccia il nome di Michelle Hunziker (la preferita di zio Mike) per non far arrabbiare ancora di più le primedonne della rete ammiraglia Rai.
«Una presenza in più, non certo perché Mike ne abbia bisogno», fanno sapere dal concorso. «E’ in ottima forma, spiritoso come sempre, e Patrizia Mirigliani è felice di averlo a dirigere le miss». Un ritorno a casa per Mike Bongiorno che non solo ha condotto diverse edizioni del concorso ma che è un grande amico di Enzo Mirigliani. «Ne abbiamo fatte tante insieme», ripete sempre quando lo incontra. Miss Italia deve rinnovarsi? Ci penseranno un ottantenne e un novantenne. Miss Italia punta sui giovani, è questa la notizia.
dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE
VENEZIA - "Dieci minuti di applausi per il mio film? Davvero? Non me ne ero accorta, non ho guardato l'orologio...". E' ironica come sempre, Paola Cortellesi. Ma, al di là della battuta, dal volto trapela una bella dose di gioia. Perché "Non prendere impegni stasera" di Gianluca Tavarelli, di scena alla Mostra nella sezione Orizzonti, è stato accolto dal pubblico della Sala Grande con un'ovazione.
"Hanno premiato la verità della storia, il suo raccontare le piccole cose della nostra vita": così l'attrice, in pantaloni e camicia nera, seduta su un sofà allo spazio Cinecittà dell'hotel Excelsior, spiega l'affetto nei confronti della pellicola. Opera corale, con un cast all star (fra i tanti Luca Zingaretti, Giorgio Tirabassi, Donatella Finocchiaro, Alessandro Gassman), che racconta vicende incrociate di ordinaria solitudine, d'amore e sogni infranti, in una Roma che più malinconica non si può. Quanto a lei, interpreta una delle figure più dolci e positive: quella di Cinzia, donna occasionale di Pietro (Tirabassi), che riesce a stargli vicino nel momento più buio della vita.
Paola, contenta per la proiezione in in Sala Grande?
"E' stato bello. Sì, mi sono emozionata: ma non tanto per gli applausi, quanto per aver guardato questo film straordinario accanto a tutti i colleghi che vi hanno preso parte. Visto che si tratta di una serie di storie parallele, con molti di loro non mi ero incontrata, sul set. Vederli qui è stato grande".
Secondo lei, qual è il segreto del successo del film, al di là delle vostre interpretazioni?
"La sceneggiatura, la verità dei personaggi che racconta. Di solito le persone che appaiono in un film vengono viste come con un filtro, qui invece sono nude. E poi si sa, è più facile raccontare grandi storie, drammoni, vicende eccezionali, che questi piccoli episodi, apparentemente insignificanti".
Oltre a uomini e donne, "Non prendere impegni stasera" ha un altro personaggio: Roma. Le piace il lato malinconico, notturno della città, così come vediamo sullo schermo?
"Sì, è un aspetto della metropoli che conosco, Del resto vivo a Roma da anni, sono cresciuta qui, e so bene che non ha solo l'aspetto patinato da cartolina".
Lei è una delle attrici italiane più eclettiche: cinema, tv, teatro...
"Lavorare in tutti e tre questi campi mi provoca emozione, sono le emozioni quello che cerco. In teatro, ad esempio, senti il pubblico: la tensione, il respiro della gente che viene a vederti. Del resto il teatro è l'ambito che conosco meglio, anche se sono ovviamente più conosciuta per le cose che faccio in tv. Quello che mi interessa della televisione - almeno come la faccio io, liberamente - è di piantare anche solo un punticino, nella coscienza della gente. Infine, il cinema: qui la grandezza è il raccontare storie, per piccole che siano".
Ed è il cinema che l'ha portata, per la prima volta, a Venezia. Frastornata da tutto questo carrozzone - pubblico, fotografi, giornalisti, adrenalina?
"No, non lo vivo affatto in maniera negativa: mi sembra che ci sia allegria. E' una grande fiera, come è giusto che sia. A beneficio del pubblico: è sempre per il pubblico che si lavora".
Adesso la vedremo in tv, nella fiction "Maria Montessori".
"Sì, ho da poco finire di girare, sempre per la Taodue (la società che ha prodotto "Non prendere impegni stasera", ndr). Andrà in onda su Canale 5, ma non so ancora quando. E poi adesso riprendo anche col teatro: sarò in tour per cinque mesi".
Paola, cosa ti è piaciuto di più del film?
Sono due le cose che mi sono piaciute di più di questo film: la storia e il tono con cui questa è raccontata. Una storia che doveva essere raccontata, una storia necessaria insomma. I toni poi, sono efficaci, mai pesanti e sempre ironici e con un umorismo di rara bellezza per una vicenda che tocca degli argomenti così delicati e alcune volte davvero difficili. Tutto scorre con una leggerezza incredibile rendendo il film fruibile a tutte le categorie di spettatori. Riesce ad essere snello mantenendo sempre in primo piano l’importanza della storia che racconta.E’ stato facile interpretare, anche se solo in fase doppiaggio, il ruolo di Marjane? C'è qualcosa di te in lei?
A dire il vero ho trovato moltissime differenze. Ci sono distanze davvero importanti tre me e Marjane e, per fortuna, aggiungo. Può sembrare banale ma dobbiamo ritenerci davvero fortunati a essere nati e vissuti in paesi che non sono in guerra e dove non ci sono delle discriminazioni che ti portano a dover fuggire. Se poi mi hanno scelto per dare la voce a Marjane, evidentemente, hanno visto qualcosa di lei in me: forse il piglio con cui affronta tutti i suoi problemi, sempre leggero e mai pesante.La famiglia, per evitare a Marjane una vita senza libertà, la manda a studiare in Europa. Lì lei ha le sue prime esperienze, ma alla fine decide di ritornare a casa. Cosa la porta a tornare a Teheran nonostante sapesse a cosa andava incontro?
Marjane torna per amore. Lei torna per lo stesso motivo per cui poi tutti tornano: lì c’è la sua casa, la sua terra, i suoi affetti. Lei non ha mai deciso di andare via, è stata la sua famiglia ad allontanarla dagli orrori di una guerra, ma lei ha visto che le mancava l’Iran e ha deciso con coraggio di tornare.Nel film una delle figure più belle e delicate è la nonna di Marjane. Tu hai avuto nella tua vita una persona che ti è stata vicina ed è stato un punto di riferimento così importante?
Io mi sono decisamente innamorata della nonna di Marjane. Sì, sì ho avuto nella mia vita alcune persone importanti come la nonna di Marjane. Mi vengono i brividi a pensarci perchè è davvero bello riscoprire e ritrovare degli affetti in un film. Anche per la mia crescita i nonni sono state delle persone fondamentali. Certo, molto differenti dalla nonna di Marjane. La nonna di Marjane è una persona colta, moderna, sempre pronta con un consiglio giusto per la crescita di Marjane. I miei nonni erano persone più semplici, ma sono stati altrettanto capaci di consigliarmi e di indirizzarmi nei momenti importanti della mia vita. Fortunatamente qui in Italia, non ci sono problemi di libertà negate o discriminazioni sessuali.Credi che le ragazze di oggi, anche del nostro paese, possono imparare qualcosa da Marjane?
Marjane in un certo senso è un anti-eroe. Commette tantissimi errori, ma la sua grandezza è che ogni volta lo ammette anche grazie ai consigli della nonna che la riporta sempre sulla strada giusta. È questo che le ragazze possono imparare da Marjane: è normale commettere errori, ma è importante che dopo si rifletta e si rimedi correggendo quello che c’è di sbagliato. Persepolis non fa mai una morale, è un film di grandissimo impatto emotivo. Persepolis racconta la storia di una donna, con le sue imperfezioni e con i suoi difetti che lotta e combatte per riuscire ad emergere in un contesto difficile.12/06/07 - Numeri da grande festival quelli della prima edizione del “Roma Fiction Fest”, in programma a Roma dal 2 al 7 luglio nelle sale cinematografiche di Roma e di alcune città del Lazio. Nel Multisala Adriano di piazza Cavour, che con le sue 10 sale sarà una delle location protagoniste dell'evento, il Festival della fiction è stato presentato oggi dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, dal presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra, dal direttore artistico del Festival, Felice Laudadio e dal presidente dell'Associazione Produttori Televisivi (APT) Fabiano Fabiani. Presenti anche l'assessore regionale alla Cultura Giulia Rodano e Goffredo Bettini, presidente della Fondazione Cinema per Roma.
Centoquaranta titoli, tra anteprime assolute e programmi già visti e in alcuni casi replicati; 13 sale coinvolte, tra cui l'Auditorium Conciliazione, la Casa del Cinema e lo stesso Adriano; tre categorie di premi, oltre a cinque premi alla carriera che andranno ad Andrea Camilleri, Jacqueline Bisset, Margarethe Von Trotta, Michele Placido ed Ettore Bernabei. E cinque convegni, tra cui quello del 5 luglio su 'la Fiction tv, una grande opportunità italiana', che vedrà protagonisti tra gli altri il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, il presidente Marrazzo e il sindaco Veltroni, e i numeri uno di Rai e Mediaset, Claudio Petruccioli e Fedele Confalonieri.
“Senza questa manifestazione - ha dichiarato il presidente Marrazzo - rischiavamo che uno dei settori più importanti dell'economia non avesse una grande vetrina sul territorio. Il mio intento – ha aggiunto - era quello di portare a Roma un prodotto che fa grande la televisione italiana ma anche chi la tv la fa”.
Tre le sezioni in concorso, con altrettante giurie di 30 spettatori volontari scelti per metà dal Festival e per l'altra metà attraverso un concorso lanciato da 'Tv Sorrisi e Canzoni': Tv movies, Miniserie e Seriale. Tra i 15 Tv movies, titoli come il mistery 'Nora Roberts', interpretato da Claire Forlani e Jacqueline Bisset, 'Noi due' con Giulia Steigerwalt e CLaudio Bigagli, e 'Monsieur Max' di Gabriel Aghion. Mentre tra le 14 miniserie, spiccano 'Caterina e le sue figlie 2', con Virnma Lisi, Nancy Brilli e Giuliana De Sio, e l'atteso 'L'Ultimo padrino', la vita di Provenzano raccontata da Marco Risi, con Michele Placido nei panni del boss mafioso. Altra biografia impegnata, quella del 'Generale Della Chiesa', con Giancarlo Giannini e Stefania Sandrelli. Più variegata la sezione 'Seriale', con prodotti giapponesi, americani, inglesi, russi, colombiani, ma anche il nostro 'La squadra 8', con Renato Carpentieri e Massimo Bonetti. Uno spazio è riservato anche per la fiction italiana già edita, dove 16 opere trasmesse su Rai e Mediaset da settembre 2006 a maggio 2007 verranno giudicate da cinque critici stranieri. Si daranno battaglia tutti i colossi della passata stagione: da 'Nassiryia' con Raul Bova a 'L'amore e la guerra' di Giacomo Campiotti con Martina Stella; da 'Il Pirata Marco Pantani' di Claudio Bonivento al 'Papa Luciani' magistralmente interpretato da Neri Marcore', fino al recentissimo 'Maria Montessori' con Paola Cortellesi. E ancora tributi (come quello alla Von Trotta), incontri, convegni, retrospettive.
Saranno 8 le anteprime della sezione non competitiva: dalla vita di Rino Gaetano con Claudio Santamaria (che nel film canta anche, e si esibirà in mezz'ora di concerto dopo la premiere) al Caravaggio con Alessio Boni, dai nuovi attesissimi episodi inediti del serial americano 'Lost' a 'O' Professore' con Sergio Castellitto nella parte di un insegnante nel difficile quartiere napoletano di Scampia. E poi due proposte diverse ma di grande spessore: 'Eine Einzige Tablette', coraggiosa miniserie tedesca sui tragici effetti di un tranquillante che fece nascere 10.000 bambini deformi, e la maratona di 'Guerra e Pace', con tra gli altri Andrea Giordana e Malcolm McDowell, 400 minuti in anteprima mondiale per la nuova versione del capolavoro di Tolstoj. Commentando il cartellone degli eventi Marrazzo ha poi dichiarato: “è un programma molto ricco, sembra un palinsesto ma che fa capire che dietro a tutto questo c'è un distretto dell'audiovisivo, un lavoro che non deve essere disperso”.
Di solito, il nome Paola Cortellesi suggerisce ruoli comici e divertenti. Questa volta, invece, la vedremo in una parte drammatica, quella della protagonista della fiction in due puntate dedicata alla fondatrice delle scuole Montessori, Maria Montessori, una vita per i bambini (Canale 5, 28 e 29 maggio, ore 21). Una donna vissuta tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, ma estremamente moderna. Perchè in carriera, autonoma, coraggiosa.
Paola, cosa pensi di questo personaggio?
Quella di Maria Montessori è stata una figura rivoluzionaria. Non solo ha
ideato un nuovo metodo educativo molto importante per lo sviluppo dei
bambini, ma è stata anche una madre coraggiosa, capace di sfidare il
conformismo del suo tempo per amore di suo figlio. Infatti, anche se la sua
storia è importante per tutti, colpisce soprattutto le donne.
In poche fiction come questa ci sono tanti momenti di grandissima
commozione. Come hai fatto a interpretarli con tanto trasporto?
Sicuramente grazie allo sforzo che ho fatto per entrare nella pelle e nel
cuore di Maria basandomi su tutto ciò che sono riuscita a sapere di lei e
della sua vita. E poi, sul set c'erano spesso i bambini, quello di Maria, gli
alunni delle scuole...
E allora?
Be', bastava vedere come entravano facilmente nella finzione per sentirmi
calata anch'io in ogni situazione. Per loro era tutto un gioco, ma un gioco
in cui credevano veramente. Infatti, anche nei momenti di intervallo, io per
questi bambini continuavo a essere la maestra amorevole dello sceneggiato.
Ogni tanto venivano da me per dirmi cose tipo: «Maria, mi allacci la scarpa?
Maria mi aiuti a fare questo?» Quando un cosino alto non più di 40 centimetri
ti si rivolge in quel modo è davvero disarmante.
Il copione ti ha imposto di invecchiare in modo clamoroso. Come hai
fatto?
Grazie a un truccatore mago degli effetti speciali. Comunque, se tra 30
anni fossi così come appaio nel ruolo di Maria anziana, ci metterei la firma.
Maria era bellissima anche da vecchia.
Come Paola, cos'hai in comune con Maria?
I contrasti. Da un lato, la timidezza, che lei, come è successo a me, con
gli anni riesce un pò a vincere, dall'altro un carattere... Mi vien da dire
agguerrito, ma è un termine che non mi piace, perchè mi fa venire in mente la
guerra. Diciamo molto determinato.
E poi, come lei, sei una forza della natura. O sbaglio?
Be', fisicamente, grazie al cielo, sì. E poi mi piace tanto lavorare, e,
come Maria, credo nel mio lavoro. E' un mestiere bellissimo, che cerco di
fare seriamente.
Il tuo curriculum è già lunghissimo. Ti resta un pò di tempo per la vita
privata? E, se sì, cosa ti piace fare?
Il tempo per me me lo prendo. Cosa mi piace? Quello che piace a tutti:
riposarmi, curare la casa, correre, nuotare, leggere, andare al cinema.
E la tua vita sentimentale com'è?
Ho un compagno.
Ci pensi a farti una famiglia?
Vedremo. Per ora mi godo i miei due nipotini, figli di un mio fratello. Si
chiamano Alessandro ed Elena e li adoro.
di Silvia Sereni
ROMA - "Se provi a contraddire un Enrico Ruggeri o una Giorgia quando dicono che Elio e le storie tese sono bravissimi e bellisimi ti ritrovi circondato da sguardi di rimprovero e resti senza parole. Gente come loro ha l autorevolezza".
Sarà per questo, o magari perché con la scusa delle testimonianze il libro se lo sono fatto scrivere (lo dicono loro), fatto sta che per scrivere la prima autobiografia, "Vite bruciacchiate ricordi confusi di una carriera discutibile" (Bompiani, pp. 330, euro 14,00) Elio e le storie tese hanno
assemblato 29 interventi di amici, più o meno importanti, ai quali hanno chiesto di scrivere un ricordo. Dai citati Ruggeri e Giorgia, a Gianni Morandi, Aldo, Giovanni e Giacomo, Paola Cortellesi, Lella Costa, Claudio Bisio, Elisabetta Sgarbi, Marco Travaglio, Linus. Tutti i racconti vengono interrotti dagli interventi del gruppo che immancabilmente immette nella storia il suo proverbiale umorismo demenzial-dissacrante. Lo stesso
utilizzato stasera durante la presentazione, organizzata in una libreria Feltrinelli del centro di Roma e trasformata in un happening con Elio (Stefano Belisari) e Rocco Tanica (Sergio Conforti) che, spalleggiati da Cesareo (Davide Civaschi, il chitarrista), hanno accompagnato la proiezione di una serie di diapositive-ricordo con commenti esilaranti.
A ridere, nella platea, insieme a fan e giornalisti, anche Mario Monicelli. Nonostante la struttura insolita e la quasi scontata irriverenza
anche nei confronti dei propri ricordi, 'Vite bruciacchiate' è effettivamente il libro ideale per ricostruire la carriera di una band unica nel panorama italiano che ha costruito il suo successo sulla fusione tra una mirabolante abilità tecnico-musicale e l umorismo di testi che non molti comici
avrebbero il coraggio di portare in tv. Al successo popolare, incorniciato dal secondo posto a Sanremo ottenuto con 'La terra dei cachi' (indimenticabile la performance all Ariston con i costumi da Rockets), Elio e le storie tese sono arrivati seguendo il tipico percorso della band
underground. A farli diventare un culto sono state le mitiche cassette registrate dei primi brani del loro repertorio che i fan si passavano come oggetti preziosi. L interesse dei media se lo sono conquistato nel 1990, con un incursione in un locale di Sanremo dove, già al termine della prima serata del festival, suonarono dal vivo la parodia in chiave erotica di tutti I pezzi in gara, compreso il celebre 'Vattene amore', quello di
Trottolino amoroso, della coppia Minghi-Mietta.
Nonostante oggi siano una band di successo, Elio e le storie tese hanno conservato il loro classico stile: che consiste nello sbeffeggiare durante la presentazione la distinzione tra destra e sinistra, in cui non credo anche se poi siamo sempre pronti a sostenere le buone cause che, guarda caso, vengono proposte dalla sinistra , come ha detto stasera Elio, scherzare su chi ha ricordato le critiche di un rabbino ebraico che censurò il
testo di Born to be Abramo ma anche nel dedicare il libro a Fejez, (Paolone Panigada), il compagno morto all improvviso pochi anni fa.
di Cinzia Marongiu
«La più brava? Certamente la Cortellesi. Ma io temo abbia sbagliato mestiere. Doveva fare la cantante, ha una padronanza, una leggerezza, una intensità, una intonazione... e poi è bella, lunga e con una rara eleganza». Frasi da vertigine, roba da montarsi la testa, non c'è dubbio. Specie se a firmare l'articolo, pubblicato il giorno dopo Sanremo sul quotidiano «La Stampa», è nientemeno che la grande Mina. L'interessata fatica a trattenere un sorriso compiaciuto. Poi non ci prova neanche più e ancora incredula racconta: «Appena mi sono svegliata mi ha chiamato Furio Andreotti, l'autore col quale lavoro da tanti anni, oltre che un amico carissimo. Pensavo a uno scherzo. "Ma falla finita", gli ho detto. Lui allora mi ha portato una copia del giornale. Non mi bastava, dubitavo ancora. Ne ho comprato un'altra e allora ho capito che quelle frasi erano davvero state scritte da Mina. Che dire? Per me a questo punto va bene così, non ho bisogno d'altro. E, del resto, che altro potrei volere dopo aver ricevuto i complimenti della più grande di tutti i tempi? Ho già comprato la cornice. Me li incornicerò». A sognare ci si può anche far prendere la mano. «Se mi chiamasse per un duetto? Volerei, è ovvio. Dovessi anche solo dire "ciao"o "il pranzo è servito". Qualsiasi cosa, che so, fare il rumore della batteria». Detto questo, la ragazza non ha nessuna intenzione di cambiare lavoro. «Sono e resto un'attrice. Quello che voglio dire, lo dico così. Non ho tante cose da dire con la musica, invece. Forse perché non ho iniziato cantando. È una dote che ho semplicemente messo al servizio del mio mestiere».
Paola Cortellesi è infagottata in un cappotto grigio. Jeans e scarponi, sciarpa arancione e cuffietta nera di lana calcata sulla testa. Buffa, bella e di nuovo lontana anni luce dai carrozzoni di prima serata, quelli come il «Festival di Sanremo» o «Uno di noi» con Morandi e Cuccarini, quelli dai quali sa entrare e uscire con soavità, come una rassicurante aliena della porta accanto. «È andata bene. Mi sono divertita e non ho respirato nessuna tensione. Ero con la mia squadra, Furio Andreotti, Fabio Di Iorio e Sergio Conforti, che poi è Rocco Tanica di Elio e le storie tese. Mi sono sentita protetta. E poi c'era Simona Ventura, una grande. Con lei c'è vera sintonia e affetto». E anche la stessa resistenza fisica, perché, papaia o meno, la Cortellesi è già negli studi De Paolis di Roma, occupatissima a curare nei minimi dettagli «Nessun dorma», il varietà di seconda serata che andrà in onda dal 22 marzo su Raidue. Il suo primo vero show. Da sola. «Non farò la conduttrice, anche perché non la so fare, non ho il dono dell'improvvisazione. Sarò la padrona di casa, un po' matta. Canterò, farò parodie, giocherò e farò giocare i nostri ospiti, in genere attori o cantanti». Di nomi, ne ha già qualcuno. «Di sicuro Tiziano Ferro, che è anche un caro amico. E poi, chissà, forse i ragazzi della Gialappa's. Loro vogliono venire, vediamo se Italia 1 acconsente». Già, i «Gialappi», come li chiama lei, il suo vecchio amore. «No, un amore che dura nel tempo. Appena possiamo, facciamo qualcosa insieme. Anche subito dopo "Uno di noi", la prima e unica cosa che ho fatto è stato "Mai dire domenica". E d'altra parte, quando lavoravo per Raiuno, Giorgio Gherarducci e Carlo Taranto sono venuti a vedermi in prima fila. Mi seguono, mi vogliono bene». Meticolosa e stacanovista, svela la sua personale ricetta di spettacolo: «Anche la cosa più scema va fatta benissimo. Quando, per esempio, durante il Festival ho sbeffeggiato gli stereotipi sanremesi con pezzi tipo "No, perditempo no" o "La canzone censurata", tutto era studiato alla perfezione. Non per niente, dietro quei testi idioti, c'erano l'arrangiamento e l'orchestrazione di Rocco Tanica e del maestro De Amicis. E io li ho cantati con tutta la voce che ho». E ancora: «Con Rocco Tanica abbiamo in comune la voglia di giocare con i generi musicali. Lui lo fa con gli strumenti, io con la voce, perché da sempre ho la facilità di entrare e uscire dai vari stili». Cosa che farà anche in «Nessun dorma», a cominciare dalla sigla. Quel «Non mi chiedermi» che fa a cazzotti con la grammatica e che canta moltiplicandosi per tre, nel fantomatico gruppo delle Wooden Chicks, letteralmente «galline di legno». «È la parodia delle girls band che vanno tanto di moda, dove è vietato essere brutte e dove c'è sempre un'ispanica sul modello di Jennifer Lopez, una ragazza di colore molto "street" e una biondina sexy, un po' bambola, un po' "te la prometto". Le mie "pollastrelle" si chiamano Peera Williams, Angooria Stark e Renetha Golden. Sbagliano i congiuntivi, ma non fa niente. Appartengono al mondo dell'olio sulla pelle, dei ventilatori sparati in faccia, delle extension e delle unghie finte». Un mondo che Paola Cortellesi si diverte a prendere in giro, insieme con quello dei reality show. «Avremo anche noi il nostro format, "Panni sporchi", un programma come tanti altri alla ricerca della lacrima, del dramma e delle lamentele. Un programma, insomma, in cui il privato è assolutamente pubblico e in cui i protagonisti, dopo aver raccontato i fatti loro nei minimi dettagli, si indignano per domande del tipo: "Qual è il tuo colore preferito?"».
Non poteva mancare nemmeno la fiction fatta in casa, «Alexia Galaxia», parodia dei B movies di fantascienza, le telepromozioni e i finti trailers curati dai fratelli Manetti. «In tutto un'ora e un quarto di spettacolo. Ma non è un programma comico», puntualizza lei. «Ce ne sono già tanti in giro e in ogni caso non ce la farei a reggerlo da sola. Più che altro è uno show ironico».
A partire dalla scenografia, rimediata dagli avanzi degli altri programmi. «Avrò il sipario di Panariello, la porta di Bruno Vespa, lo specchio di Chiambretti, e così via. La seconda serata, si sa, non è ricca». E per fortuna ha meno responsabilità davanti alla divinità chiamata Auditel. «Sarò soddisfatta se avrò riscontri positivi da chi guarda il programma. Di certo non mi aspetto i grandi numeri. Sono fuori da quelle dinamiche. E anche quando ho partecipato a programmi di prima serata non ho mai avuto quel genere di responsabilità».
In fin dei conti, Paola Cortellesi continua ad avere l'aria di chi in televisione ci è capitato quasi per sbaglio. «La guardo, però. Mi piacciono "Report" di Milena Gabanelli e "Ballarò", la comicità di gente come Serena Dandini e delle Iene. Tra i conduttori, il più bravo è Paolo Bonolis. E naturalmente Fiorello, un talento a parte, uno capace di fare e dire qualsiasi cosa con eleganza».
Ma le sue vere passioni si chiamano cinema e, soprattutto, teatro. «Lì ho cominciato. A 19 anni ho frequentato la scuola di recitazione di Beatrice Bracco. E poi mi sono fatta le ossa a furia di teatri off e di quaranta spettatori a sera, quando andava di lusso. In teatro ho conosciuto un gruppo di colleghi e amici con i quali lavoro tuttora. A dicembre, per esempio, ho terminato la tournée di "Ancora un attimo", scritto da Massimiliano Bruno e diretto da Furio Andreotti. D'altra parte, mi sembrerebbe folle mollarlo proprio adesso, che, grazie alla popolarità raggiunta in televisione, mi posso permettere di recitare nei grandi teatri e di vederli pieni. Certo, noi facciamo teatro contemporaneo e invece molti vengono a vedermi, convinti di trovare imitazioni, gag e scenette. Ma poi rimangono e magari si appassionano pure».
Abituata a prendere a pugni la sua timidezza quando è sul palco, Paola Cortellesi ritorna riservata appena ne scende. Delle sue idee politiche dice: «Le manifesto con l'unico linguaggio che conosco che è quello dello spettacolo. Facendo delle scelte e non facendone altre». E alla fatale domanda sui sentimenti, alza gli occhi al soffitto, arrossisce, sbuffa un po' e tutto d'un fiato ammette: «Ho un compagno, si chiama Riccardo Milani e fa il regista. Tutto qui».
intervista a cura di Corrado Premuda
Corrado Premuda (CP): Incontriamo Paola Cortellesi a Maremetraggio, la rassegna di cortometraggi arrivata alla quarta edizione a Trieste. Paola Cortellesi che conosciamo principalmente come personaggio televisivo, rivelazione della televisione di questi anni, senz’altro una delle donne più interessanti, più intriganti…
Paola Cortellesi (PC): Intriganti? Addirittura?
CP: Io oserei dire "intriganti".
PC: Ma grazie, io me lo prendo proprio tutto pieno e ti ringrazio.
CP: Be’ sono seduto vicino a te e mi sembri particolarmente…
PC: …intrigante! (ride, ndr)
CP: Stasera invece ti vedremo nel ruolo di attrice sul grande schermo con il film Il posto dell’anima. Ci vuoi raccontare un po’ come è nata questa avventura cinematografica?
PC: Non è la prima volta che lavoro nel cinema. Per un attore è una cosa normale, o almeno dovrebbe esserlo, affrontare vari mezzi come la televisione, il cinema ed il teatro, che è sicuramente quello che ho frequentato di più da quando ho cominciato. L’idea di questo film è arrivata semplicemente, da una proposta di Riccardo Milani sulla base di una sceneggiatura bellissima. L’ho letta ed ho accettato subito perché è un film, secondo me, necessario. Un film che tratta di un argomento che quasi nessuno affronta di questi tempi in Italia, cioè parla degli operai e del lavoro, con attori straordinari come Silvio Orlando, Michele Placido e Claudio Santamaria. Claudio è praticamente il mio angelo custode, abbiamo lavorato insieme a teatro quando avevamo diciannove anni e dieci anni dopo ci troviamo ancora insieme a lavorare in un film… è molto piacevole (sono insieme sul grande schermo anche nel film Passato prossimo di Maria Sole Tognazzi, ndr). Principalmente la spinta a fare il film è stata proprio il bel ruolo, ma soprattutto la possibilità di partecipare ad una storia così interessante, così utile e anche, ho scoperto alla fine, così ben realizzata da Riccardo Milani.
CP: Ti aspettavi un successo di pubblico così forte per un film un po’ difficile e delicato come Il Posto dell’anima, che affronta un argomento di cui non tutti parlano?
PC: No, infatti. Questo film non è uscito in novecento sale come alcune mega-produzioni e quindi è partito, non dico in sordina, perché ha avuto subito un buon successo di pubblico, ma ha avuto bisogno del cosiddetto passaparola. Sinceramente me lo auguravo e allo stesso tempo non me lo aspettavo perché era un po’ una sfida, considerato il tema che può non piacere o del quale si può essere restii a parlare o a sentirne parlare. Invece è piaciuto molto, soprattutto perché Riccardo sa dosare bene i toni della commedia e quelli della storia, che è assolutamente seria, drammatica se vogliamo, però rispecchia appieno quella che è la tradizione della commedia amara italiana, secondo me una grande risorsa.
CP: Tu hai cominciato con il teatro, con il cabaret, poi sei passata alla televisione…
PC: No, il cabaret è un’altra cosa. Il cabaret riguarda le persone che fanno cose comiche, come il "One Man Show", cioè una persona sola col pubblico. Io ho una compagnia teatrale, e ho fatto il lavoro di attrice da sempre. Quando avevo diciannove anni ho fatto la scuola di teatro con alcuni miei amici tra cui appunto Claudio Santamaria, e insieme abbiamo formato una compagnia con Furio Andreotti, e abbiamo lavorato nel Teatro Off a Roma. E lì abbiamo cominciato questo lavoro che poi s’è sviluppato a teatro e in tv, nel mio caso, e più tardi al cinema. Il teatro è la base, il nucleo, e questa compagnia è rimasta fedele a se stessa e a tutti i suoi membri per più di dieci anni ormai.
CP: Allora correggo la domanda. Tu hai cominciato dal teatro, poi sei passata a fare televisione e cinema, mezzi nei quali i tempi di recitazione sono diversi. Come ti trovi, qual è per te il più congeniale? Preferisci il teatro perché è il luogo che più di altri offre all’attore la completezza delle sue interpretazioni, oppure ti trovi bene anche in tv, o con i tempi del cinema, che sono ancora diversi?
PC: Guarda, il privilegio di questo mestiere è avere la possibilità di giocare con tanti linguaggi diversi; non saprei scegliere quale mi piace di più. Posso dire senz’altro che il teatro, il mio primo amore, mi ha dato la possibilità di fare questo lavoro, e pur essendo quello meno visto e quello che paga meno, anche in termini di autostima e di voglia di andare avanti – perché tante volte quando eravamo piccolini a teatro non ci veniva nessuno – è sorretto da una forte passione e da un’emozione viva. Certo i linguaggi sono diversi, ma è bello dosare ed è bello cambiare.
CP: Parlando di te come cabarettista, dobbiamo dire che non ci sono tante attrici comiche in Italia: è un po’ difficile diventare una grande attrice comica… penso ad Anna Marchesini. Ti senti privilegiata, pensi di avere una marcia in più rispetto ad altre colleghe che magari rimangono ancora legate a ruoli secondari?
PC: No, io proprio non mi sento né una grande attrice né tantomeno una grande attrice comica. Io sto facendo il mio percorso, faccio il lavoro di attore che tutti dovrebbero fare, per non essere relegati ad un ruolo "comico per forza", a meno che questa non sia una propria scelta. Un attore che sia comico o drammatico è principalmente un attore. In Italia bisognerebbe partire da una base comune e fornire la possibilità di interpretare ruoli diversi. Questa è una responsabilità che devono prendersi i registi, i produttori, e chi scrive le sceneggiature e alcune volte bisognerebbe educare anche il pubblico.
CP: Tu recentemente hai raggiunto la completezza con il sabato sera dove hai ballato e cantato molto bene. Qual è la tua prossima meta, cosa vuoi fare ancora?
PC: Mah andrei nel circo sicuramente (ride, ndr), ho pensato di cominciare con il circo perché mi manca e quindi… non lo so.
CP: A parte gli scherzi hai dei progetti, qualcosa a cui stai lavorando in tv, al cinema o in teatro?
PC: Sto lavorando ad un film di Felice Farina in questi giorni, abbiamo appena iniziato e andrà avanti, quindi non so molto altro, nel senso che non so quando uscirà… sai, i film richiedono un lavoro molto lungo… Solo questo per ora, poi imparerò a camminare sulle braccia e a fare tutte le cose che mi serviranno quando affronterò il circo(!)
CP: Un’ultima domanda. Sei a Trieste, cosa ne pensi di questa città per te che vieni da Roma? Ti sembra il posto giusto per una vacanza?
PC: È la prima volta che vengo a Trieste e mi piace moltissimo, abbiamo qui uno scorcio di mare meraviglioso. Mi piacciono tanto le città con un porto così importante. Mi ricorda Lisbona che ha come Trieste una piazza grandissima. Sono qui per il festival nel quale proietteranno il film, e magari chi lo sa tornerò per una vacanza… avendo più tempo, mi piacerebbe.
(cliccate sul link per vedere il video) http://paolacortellesi.forumfree.net/?t=16043947
"Gli ultimi saranno ultimi" è il titolo dello spettacolo che ha debuttato venerdì e sabato scorso al teatro Sperimentale di Ancona per la regia di Giampiero Solari e Furio Andreotti e la produzione di Ballandi Entertainment spa.
Sembrerebbe che ci sia ben poco da ridere in una storia del genere scritta dalla stessa Cortellesi e da Andreotti, eppure si ride molto e gli applausi interrompono spesso lo il monolgo di poco più di un'ora: una vera commedia, amara e dolce, nata per far ridere e riflettere, caratterizzata da una varietà di toni, registri, linguaggi. Al centro c’è lei Paola, eclettica e versatile, attrice e cantante. Vestita di un semplice nero, maglia e panatoli, in una scenografia neutra, si colora di volta in volta degli abiti dei suoi personaggi: la manager dominatrice, con tanto di master in America, che dietro al troppo e prolungato lavoro in ufficio nasconde la ricerca in chat relazioni di sottomissione e incontra a "Prepotenza pelvica", un nick che a sua volta cela il prete Sigismondo; la sua inadeguata e castigata segretaria dalla cofana alla Margie Simpson; la poliziotta di Bergamo perbenista, cattolica, provinciale, inesperta e affascinata dall’irregolarità di un bellissimo transessuale boliviano, che ha scelto di prostituirsi "perché nel suo paese moriva di fame e ora veste Dolce e Gabbana"; il guardiano di notte, sfaccendato e poltrone, circondato dai panini alla frittata della moglie; e poi la donna delle pulizie, che mentre pulisce canta perché nelle canzoni, anche in quelle di Zarrillo, si raccontano i sentimenti. Sarà lei, attenta ed esperta a suo modo di emozioni, a comprendere quanto sta accadendo quella notte all’azienda Splendor. Luciana al centro della scena minaccia di morte tutti brandendo un’arma perché non è impazzita, ma è semplicemente è confusa e "stanca". Vuole il suo contratto a tempo indeterminato che le era stato promesso perché è incinta.
I cambiamenti e il vortice delle emozioni e dei punti di vista sono sottolineati dalla presenza di una pedana circolare girevole, mentre dall’alto scendono di volta in volta la macchina della polizia, la scrivania della manager e le altre postazioni. Il gioco di luci di Paolo Manti, le musiche originali di Rocco Tanica e gli arrangiamenti e le orchestrazioni di Davide Pistoni, danno il ritmo allo spettacolo scandendo i passaggi di scena.
Il tutto inizia e finisce con due secchi colpi di pistola. Quelli che la poliziotta, tanto ligia al proprio dovere quanto incapace di comprendere la situazione, spara alla giovane madre. Il bambino nascerà comunque quella notte e le parole lasciate in eredità da Luciana sono le parole di rivolta e non di rinuncia. Il pubblico ride molto, a volte si commuove ed esce con dei pensieri in testa: i figli degli avvocati saranno avvocati, gli ultimi saranno ultimi. Insomma un fenomeno che sembrava superato non solo si è riattualizzato ma anche acutizzato: l’immobilità sociale è ora aggravato dalla precarietà diffusa. Perché se è vero che in Italia il ceto medio tende a scomparire è ancor più vero che dal fondo è impossibile risalire la china e riscattarsi quanto basta per vivere ocn dignità. E gli ultimi saranno sempre più ultimi. Fino a quando non si stancano. Il pericolo è che la stanchezza diventi malattia sociale come profetizza la donna delle pulizie. La speranza è dunque nell’azione rivoltosa di una pipì fatta addosso all’autorità ottusa?